Giuseppe Mazzotti Enogastronomo
"Nelle pagine dedicate alla cultura gastronomica delle Venezie, come in quelle vergate in favore delle ville venete, non ci sono lamentazioni e geremiadi, bensì impegno determinato e battagliero per illustrare e rendere consapevoli del grande patrimonio culturale ricevuto, con il dovere di trasmetterlo.
Lo sguardo rivolto alle generazioni presenti e future: cioè ai nostri figli, tanto per cominciare”
Ulderico Bernardi, “Introduzione” in Scritti sulla cucina, Giuseppe Mazzotti, Canova, 2001
A cent’anni dalla sua nascita è doveroso ricordare il rilevante apporto di Giuseppe Mazzotti nella valorizzazione della cucina trevigiana, oggi riconosciuta come una delle migliori a livello nazionale. Elevato è il livello raggiunto da numerosi ristoratori locali, ai quali è affidato il compito impegnativo di esprimere a tavola una dimensione fondamentale dello spirito trevigiano: la capacità di trasformare la materia in prodotti di qualità.
Mazzotti che con i suoi scritti e iniziative è stato tra i primi a segnalare questo aspetto vitale della cultura veneta; è stato tra i promotori di memorabili festival della cucina trevigiana negli anni Cinquanta e Sessanta (ma anche delle Strade del vino, rosso e bianco), con lo scopo di incentivare il confronto tra i ristoratori locali e di valorizzare le tradizioni culinarie ed enologiche trevigiane a livello provinciale e nazionale.
Mazzotti – che per venticinque anni ha guidato la Delegazione trevigiana dell’Accademia Italiana della Cucina, fondata da Orio Vergani, e ha compreso l’importanza di favorire un approfondimento di coscienza intorno a tradizioni che rischiavano di andare perdute, da conservare e trasmettere - ha saputo tracciare, con molto anticipo, una strada che ora sia le istituzioni pubbliche sia i privati percorrono, non sempre conservando il debito morale della memoria.
A dispetto dell’umiltà delle sue origini, la varietà della gastronomia trevigiana può sorprendere; Mazzotti ha proposto un punto di vista diverso – attraverso il cibo e il vino – sulle vicende della Marca trevigiana, perché (ed è uno dei suoi insegnamenti fondamentali) è solo nella prospettiva storica che si può realmente comprendere l’identità culturale di una comunità, all’interno della quale anche i gesti più semplici e quotidiani, come cucinare, trovano il loro significato autentico quali manifestazioni dell’antica sapienza popolare circa l’arte di vivere.
E poiché al buon mangiare non può non corrispondere un buon bere, Mazzotti ha dedicato una buona parte del suo impegno anche a quest’ambito. Basti ricordare le pagine dedicate, ad esempio, alle Strade del vino rosso e bianco, che corrono di qua e di là – ma anche in mezzo – alla Piave, a ricucire l’anima della Marca con le puntuali descrizioni dei vini (“…. Il Raboso del Piave, forte e fino, che lasciato invecchiare diversi anni, perde la nativa durezza diventando morbido e piacevole ….. da esso si ricava il liquoroso digestivo ‘Elisir Gambrinus” che ha profumo di amarena….’ – da Scritti sulla cucina veneta, valdostana, trevigiana e Perdersi nei paradisi delle strade del vino) e le indicazioni sui cibi con i quali accompagnarli. Un’operazione culturale complessiva – quella promossa da Bepi Mazzotti – mirata alla riscoperta di una dimensione della ritualità della civiltà popolare veneta legata ai valori di una convivialità vissuta come premio delle fatiche trascorse e di auspicio per un futuro meno incerto.
Bepi Mazzotti assieme a Bepo Maffioli e Alfredo Beltrame, è stato uno straordinario testimone, innamorato dei luoghi e fiero della sua appartenenza e per questo si è sempre tenacemente prodigato a conoscere e a far conoscere, a tramandare, a ammonire, a riproporre e a far promuovere i vini e i prodotti tipici della “gioiosa et amorosa” Marca Trevigiana. L’infaticabile schietto erudito si è battuto con tutto il suo ardore in difesa di quanto si andava perdendo. La sua lezione, anche in questo campo, resta fresca e vitale, generosa di sollecitazioni, e abbondante di stimoli per tutti coloro che in un modo o nell’altro sono coinvolti nella cultura alimentare: cioè ogni essere umano in quanto tale.

