Lo speciale rapporto tra il Kenya e il Premio Mazzotti: un legame che prosegue ancora oggi.

Il drammatico aumento delle ondate di calore, le inondazioni, la siccità, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari sono alcuni dei sintomi più evidenti. Come governare questi fenomeni, sfuggendo a una falsa alternativa tra rinuncia allo sviluppo o cristallizzazione dell’esistente?”, ha chiesto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in modo quasi retorico, alla platea di studentesse e studenti durante il discorso tenuto all’Università di Nairobi lo scorso giovedì 16 marzo 2023, durante la sua visita in Kenya.

Chiarendo subito dopo: “La risposta è nella espressione sostenibilità. Ambientale, sociale, economica. In altri termini saper considerare come unitari i destini delle popolazioni del pianeta”. Dall’Africa all’Europa.

Un appello, quello del Presidente, che il Premio Letterario Gambrinus Mazzotti ha accolto ormai da molti anni, a partire dal 1992, quando aprì una apposita sottoscrizione per l’avvio e il sostegno della Riserva di Otonga, in Ecuador; successivamente, nel 1998, sostenne la nascita di Bioforest, associazione istituita per volontà di un gruppo di industriali e piccoli imprenditori orientati a un nuovo modello di sviluppo, basato sulla compatibilità tra industria e salvaguardia ambientale.

L’attenzione del Premio si spostò presto all’Africa, e allo stesso Kenya, paese che pur in rapido sviluppo dimostra una spiccata sensibilità nei confronti dell’ambiente. Nel 2007, attraverso Bioforest, si stabilì un contatto con Wangari Maathai, biologa, parlamentare del Kenya e fondatrice del Green Belt Movement.

Premio Nobel nel 2004, l’intenzione era quella di conferirle il Premio Honoris Causa: tuttavia prima la guerra civile e in seguito la sua malattia, non resero possibile assegnarle il riconoscimento.

Nel 2009, tuttavia l’interesse del Premio si rivolse nuovamente all’Africa: il Consiglio Direttivo decise di conferire il Premio Honoris Causa a Richard Samson Odingo, decano dei climatologi africani, fino al 2008 Vicepresidente dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, istituito nel 1988 dalla Organizzazione Mondiale della Meteorologia dell’ONU e dal Programma Ambientale dell’ONU).

Premio Nobel per la pace e l’ambiente ex aequo con Al Gore nel 2007, e docente di Geografia all’Università di Nairobi. Odingo, scomparso nel 2021, fu premiato per il suo contributo alla comprensione dei cambiamenti climatici in corso e per il forte appello alle nazioni del mondo affinché assumessero con urgenza le necessarie decisioni e misure per vincere la “febbre del pianeta” e mettessero in moto quei grandi cambiamenti che il genere umano e la società moderna sono capaci di generare nei momenti di crisi, in modo da ripartire verso uno sviluppo sostenibile, sano e duraturo.

Non solo, si volle riconoscere e sostenere, attraverso il coinvolgimento dell’associazione gemellata Bioforest, il progetto pluriennale di riforestazione da lui coordinato e diretto, denominato Operazione Got Owaga, che trova applicazione nella Nyando Valley in Kenya.

La zona riforestata grazie all’Operazione Got Owaga è situata nella fascia dedicata alla coltivazione della canna da zucchero, la cui diffusione è stata la prima causa di deforestazione. Successivamente, ad aggravare la situazione sono intervenuti l’aumento del numero degli abitanti e la richiesta di legna per produrre energia proveniente dagli zuccherifici e dalla fabbrica di calce che sorgono nell’area.

Un destino non molto diverso da quello che ha colpito altre zone del Kenya: a causa della deforestazione incontrollata: oggi la superficie di foresta è pari all’1,3% (nel 1963, al momento dell’indipendenza del Paese, era il 3%).

Il destino del Premio e quello del Kenya si sono incrociati nuovamente nel 2018, quando fu consegnato il Premio Honoris Causa a Kuki Gallmann, autrice del best seller “Sognavo l’Africa” e instancabile ambientalista che da quasi mezzo secolo si batte per difendere l’habitat dell’angolo di Kenya in cui vive.

A metà degli anni Ottanta, infatti, la scrittrice diede vita alla Gallmann Memorial Foundation, con lo scopo di proteggere l’ambiente naturale, rispettare e conservare le tradizioni locali, alla ricerca di un equilibrio armonioso con le tecniche agrarie innovative.

Sede della Gallmann Memorial Foundation è la tenuta di Ol Ari Nyiro, un ranch enorme, quattrocento chilometri quadrati nella contea di Laikipia: si tratta di un’oasi di biodiversità e un polmone verde incontaminato in un’Africa sempre più cementificata.

Oggi il legame tra il Premio Letterario Gambrinus Mazzotti e il Kenya prosegue attraverso il sostegno all’Operazione Got Owaga.

Ufficio stampa Premio Letterario Gambrinus Mazzotti

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