UN’ETICA DELLA TERRA MADRE
Come prendersi cura della Casa comune

Leonardo Boff

Castelvecchi Editore
2019

 

Presentazione dell’opera

Il rapporto tra l’essere umano e la Terra ha superato un limite sistemico: le risorse naturali non sono infinite, né possiamo supporre un progresso infinito. L’umanità è costretta a confrontarsi con una questione globale dal valore etico più che scientifico. Per questo è urgente elaborare un’etica della Terra che sia in grado di restituire alla grande Madre comune la vitalità che il nostro agire le ha sottratto. Quest’etica, però, non sarà possibile senza una spiritualità profonda, che possa risvegliare in noi un serio impegno di amore, di responsabilità e di cura nei confronti della Casa comune che abitiamo.
Leonardo Boff elabora in questo volume una “eco-teologia della liberazione” basata su un nuovo rapporto tra umanità e natura in cui il rispetto, e non più il dominio.

 

Note bio-bibliografiche dell’autore

Leonardo Boff, nato a Concórdia nel 1938, è un filosofo e teologo brasiliano. Ex francescano, è attivista dei diritti umani e membro della Commissione che ha redatto la Carta della Terra.

Durante le sue battaglie a favore degli ultimi, è spesso entrato in conflitto con la gerarchia ecclesiastica.

È uno dei più grandi esponenti della Teologia della liberazione. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo; Castelvecchi ha pubblicato La diversità che libera (con Boaventura de Sousa Santos, 2018) e Il sogno della Casa comuneRiflessioni di un vecchio teologo e pensatore (2019).

 

Motivazione della giuria:

Riscaldamento globale, inquinamento planetario, sfruttamento economico… Oggi più che mai il nostro pianeta è sull’orlo della sparizione per un modello di economia e sviluppo ormai insostenibile per gli equilibri ambientali. Il libro di Leonardo Boff offre un’importante riflessione teologica nel tentativo di indicare nuovo rapporto tra umanità
e natura, in cui il rispetto e non più il dominio sia l’elemento centrale. Un importante appello a un serio
impegno di amore, di responsabilità e di cura nei confronti della Terra, della nostra casa comune.

 

I PAESAGGI DELLE ALPI
Un viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storia

Annibale Salsa

Donzelli Editore
2019

 

Presentazione dell’opera

Attraverso la lente di Salsa il paesaggio alpino passa dall’essere visto all’essere vissuto, diventando uno spazio di vita. I paesaggi delle Alpi sono l’esito della continua interazione nel tempo tra l’uomo e lo spazio montano: l’attività umana lascia delle tracce, che diventano segni, simboli, testimonianze stratificate di storie e di eventi. È l’essere umano, in altre parole, a «fare il paesaggio», ed è in esso che possiamo cogliere l’ibridazione tra natura e cultura. Per comprendere i paesaggi alpini è necessario ripercorrerne la genesi, individuando i fattori e gli eventi che hanno inciso sulla loro costruzione, ma anche guardare ai processi individuali e collettivi di creazione di senso sulla base dei quali questi luoghi vengono abitati. Tenendo insieme queste due prospettive è possibile capire come una prassi responsabile, attenta all’uso delle risorse, cosciente del valore del limite, fondata sul senso di appartenenza e sulla partecipazione sia l’unica strada per trasformare uno spazio fragile come quello alpino senza distruggerlo, permettendo a chi lo abita di continuare a farlo.

 

Note bio-bibliografiche dell’autore

Annibale Salsa, antropologo ed esperto conoscitore delle Alpi, ha insegnato Antropologia filosofica e Antropologia culturale all’Università di Genova. È stato Presidente generale del Club Alpino Italiano (CAI) e Presidente del Gruppo di lavoro Popolazione & cultura della Convenzione delle Alpi. È docente della Trentino School of Management – Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio della Provincia Autonoma di Trento e fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco.
Si occupa di temi e problematiche attinenti l’antropologia del turismo montano, con particolare riferimento alle Alpi. È autore di articoli e di saggi pubblicati su riviste scientifiche specialistiche e di divulgazione, anche in contesti internazionali.

 

Motivazione della giuria:

Saggio che compie un passo avanti imprescindibile per chi, d’ora in poi, vorrà continuare il lavoro per la conoscenza e per la cura della montagna. E’ innanzitutto un vasto affresco di storia delle idee, nel quale il mondo delle Alpi, per antonomasia il mondo della montagna, appare con occhi diversi nel corso del tempo e nella varietà delle percezioni umane: terreno di fatica e di paura per il montanaro; spettacolo sublime per il cittadino; teatro di guerra per il soldato; laboratorio di arti e mestieri per i costruttori di una meravigliosa civiltà di forme adattative; soprattutto, e qui batte il cuore dell’autore e della giuria, antologia impressionante di esperienze regoliere di lunga durata, vive in tutto l’arco delle Alpi, con le quali le comunità insediate esercitano “un altro modo di possedere” i beni comuni, spazi di natura e di cultura che non sono privati, non appartengono al demanio pubblico, non sono alienabili o usucapibili, non possono cambiare destinazione d'uso, garantiscono dunque la persistenza del diffuso patrimonio agrosilvopastorale sul quale poggiano i primi piccoli ma importantissimi segnali di un “ritorno alle terre alte”.

 

TIPOTECA
Una storia italiana

Silvio Antiga (a cura di)

Antiga Edizioni
2019

 

Presentazione dell’opera

“Un buon libro è una pietra miliare, segna un punto di riferimento nello spazio e nel tempo. E chi i libri li stampa quotidianamente e conosce bene questo mestiere, sa che un libro è naturalmente lo strumento più appropriato per fissare sulla carta una storia”, afferma Lucio Passerini nell’introduzione del volume.

L’occasione dei primi cinquant’anni di storia d’impresa di Grafiche Antiga offre dunque il valido pretesto per dar vita a un’opera, ricca di immagini e di contenuti, che ripercorre non soltanto la storia del museo, ma soprattutto pone sotto i riflettori materiali e documenti di assoluto valore. E il libro stesso diventa un viaggio nella stampa, con l’accorto uso di carte e tecniche che sanno dare “carattere” al libro stampato nell’era digitale, a partire soprattutto dai tre inserti stampati in tipo-impressione con caratteri storici dell’archivio di Tipoteca.

Disegnato dal grafico londinese Simon Esterson, con il racconto visivo del fotografo Claudio Rocci e i testi di studiosi italiani e stranieri, “Tipoteca. Una storia italiana” è un omaggio tangibile alla bellezza del libro e della tipografia, con un accento particolare sui caratteri e sulle macchine, un autentico patrimonio storico salvato da Tipoteca e oggi reso ancora fruibile al pubblico grazie ad anni di impegno e passione.

 

Note bio-bibliografiche dell’autore

Silvio Antiga, dopo l’apprendistato in una stamperia locale, ha arricchito la sua formazione professionale lavorando nel reparto prestampa di una grande tipografia trevigiana. Nel 1969 fonda con i fratelli Franco, Mario e Carlo l’azienda Grafiche Antiga a Crocetta del Montello (Treviso). Nel 1995 costituiscono a Cornuda la Tipoteca Italiana, una fondazione privata che ha lo scopo di preservare e divulgare il patrimonio della tipografia italiana e ad oggi considerata il più importante polo museale italiano, con riconoscimenti internazionali, dedicato alla storia della stampa e alla cultura del design tipografico.

 

Motivazione della giuria:

Sono molti i motivi che hanno portato i giurati ad assegnare il premio al volume Tipoteca: perché le sue pagine, che arricchiscono i lettori di conoscenza ed emozioni, raccontano una storia italiana di successo, di una famiglia veneta e dell’arte tipografica, e i giurati sono convinti che le storie di qualità salveranno la stampa, aggiungendo valore culturale a terre materialmente prospere. Perché la cornice nel libro si fa bellezza pura, con l’ingegno creativo che sposa la tecnica editoriale e le vite degli uomini si coniugano con il cammino dei caratteri, dal Cinquecento a oggi. Perché questa opera incredibilmente affascinante è il frutto di un lavoro di squadra, di molti autori che (sotto la guida di Silvio Antiga e dei suoi fratelli) “sanno” della stampa, l’hanno vissuta, ci sono cresciuti dentro, fino a creare un museo e una realtà culturale frequentata da appassionati e studiosi che arrivano da tutto il mondo per scoprire le origini dell’arte della stampa, della comunicazione, del design. Il nostro riconoscimento è Premio letterario Mazzotti e questo libro è vera letteratura, fondata sulle parole e sulle immagini, su pagine capaci di trasmettere il profumo degli inchiostri, il calore delle fusioni e il rumore delle macchine via via più potenti: il massimo dell’artigianato.

 

NEL CASTELLO DELLE STORIE.
Montagne, ghiacciai,  foreste da oggi al 1778 

Marco Albino Ferrari

Ulrico Hoepli Editore
2019

 

 

Presentazione dell’opera

Alta sulla valle, aggrappata alla roccia che domina Sondrio, si erge un’antica magione dai muri spessi quanto l’apertura delle braccia di un uomo. È Castel Masegra, oggi divenuto sede di Cast, il “Castello delle Storie di Montagna”. Nel percorso che si snoda tra le sale – curato dall’autore di questo libro – il filo del racconto porta via via a conoscere e condividere quel mondo, quelle storie, quei volti vengono ripresi e sviluppati in queste pagine attraverso dodici eventi realmente accaduti, sorprendenti quanto emblematici. Protagonisti sono camminatori, alpinisti, scopritori di universi calati nelle loro avventure, ognuna delle quali permette di risalire al particolare clima che l’ha generata poiché l’uomo ha gettato sguardi via via mutevoli verso le montagne, inventandole e reinventandole sotto l’influsso delle diverse temperie culturali della storia.

Dodici differenti vicende umane, ordinate andando a ritroso lungo la linea del tempo fino ad arrivare allo stupore da cui tutto ha avuto inizio, che vengono riprese nel volume in altrettanti capitoli, ognuno dei quali comprende un’introduzione sul periodo storico e una grande vicenda paradigmatica di quella specifica temperie culturale: filo conduttore è il rapporto tra uomo e natura attraverso la storia dell’alpinismo.

Completa l’opera un’inedita e universale cronologia dell’alpinismo, prezioso strumento di consultazione.

 

Note bio-bibliografiche dell’autore

Marco Albino Ferrari, nome di richiamo nel mondo della cultura di montagna, è scrittore, sceneggiatore, giornalista. I suoi volumi sono stati pubblicati dalle maggiori case editrici (Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, Laterza, Corbaccio, Ponte alle Grazie) ed è risultato vincitore di diversi premi letterari. Per Vivalda ha curato la collana “I Licheni” e dal 1998 ha diretto la rivista Alp. Nel 2002 ha fondato la rivista Meridiani Montagne, che ha diretto per diciassette anni, mentre a metà degli anni Duemila ha iniziato a scrivere per La Stampa opinioni, storie e racconti di viaggio a puntate. È curatore del museo Cast, ospitato nel Castello Masegra di Sondrio.

 

Motivazione della giuria:

Il libro unisce rigore scientifico a letture appassionanti in dodici ricostruzioni ambientate sulle montagne di tutto il mondo. A ritroso, dai giorni nostri al Settecento. Una serie di racconti che uno storico e romantico come Bepi Mazzotti avrebbe letto con estremo interesse. L’idea del libro è nata a Castel Masegra, che sorge alto sopra Sondrio, oggi divenuto sede del Cast, il Castello delle Storie di Montagna. Qui è stato creato un percorso interno – curato dallo stesso autore del libro – che porta via via a penetrare una visione onirica in quel mondo. Quelle storie, quei volti vengono ripresi e sviluppati in queste pagine attraverso eventi realmente accaduti, culturalmente sorprendenti e quanto mai emblematici. I Protagonisti sono escursionisti, alpinisti, esploratori; ma anche umili montanari, pastori e bracconieri. Ecco la conferma che salire le montagne rientra a pieno titolo nella storia delle culture. Chiude il volume una inedita e universale cronologia dell’alpinismo, prezioso strumento di consultazione.

 

 

FLOWER POWER
Le piante e i loro diritti

Alessandra Viola

Giulio Einaudi Editore
2020

 


Presentazione dell’opera

Le piante hanno diritti? E, se ne hanno, quali sono e cosa comporterà il fatto di riconoscerli?

Attribuire dei diritti a soggetti che ne sono privi appare da sempre un’idea stravagante, eppure non bisogna dimenticare che neri, donne e bambini un tempo non ne avevano alcuno e oggi anche questo ci sembra impensabile.

Nei secoli l’uomo ha allargato la cerchia dei diritti in seguito a guerre o rivoluzioni, come forma di riparazione per le ingiustizie e i danni subiti. Ci riferiamo sempre a guerre umane, ma combattiamo anche contro un popolo silenzioso e pacifico, dal quale dipende la nostra stessa sopravvivenza e che, malgrado questo, abbiamo decimato, spingendo migliaia di specie sull’orlo dell’estinzione: è il popolo delle piante, gli il più numeroso sul pianeta Terra (le piante costituiscono circa il 96% di tutto ciò che è vivo).

Firmare una “pace con l’ambiente” è ormai indispensabile per risolvere problemi globali come fame, migrazioni di massa, desertificazione, inquinamento e cambiamenti climatici. È giunto il momento di riflettere su una “Dichiarazione universale dei diritti delle piante”, che riconosca i diritti delle nostre “sorelle verdi” e garantisca così anche i nostri.

 

Note bio-bibliografiche dell’autore

Alessandra Viola, giornalista scientifica, collabora con numerosi quotidiani, settimanali e tv ed è documentarista e sceneggiatrice di programmi televisivi RAI. Nel 2007 la Fondazione Armenise – Harvard le ha assegnato una borsa di studio per il miglior articolo scientifico dell’anno. Nel 2013 ha collaborato con la trasmissione Metropoli (Rai 3) e dal 2010 al 2012 con Cosmo (Rai 3), in qualità di inviata. Nel 2011 ha condotto il Festival della Scienza Live di Genova.

Nel 2014 è risultata vincitrice del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” insieme a Stefano Mancuso con l’opera “Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale” (Giunti Editore, 2013) nella sezione “Ecologia e Paesaggio”.

Nel 2019 la Giuria del Centro Parchi Internazionale di Roma le ha conferito il Premio Ambasciatore della Natura.

 

Motivazione della giuria:

Pianta che non dà frutta, tagliala tutta”: per secoli una convinzione popolare ha costituito la bussola negativa del nostro rapporto con il mondo vegetale. Viviamo in una società miope, che si preoccupa per aspetti spesso frivoli ma non per il consumo indiscriminato di suolo, che si gioca tutto su uno sviluppo insostenibile e non si interroga su come potremmo vivere senza le piante, esseri viventi sensibili e intelligenti dai quali dipende la nostra vita in modi non ancora pienamente compresi. Un primo passo verso questa ritrovata sintonia con il mondo vegetale sarebbe riconoscere alle piante i diritti che a loro spettano. Un riconoscimento, fino a poco tempo fa impensabile, che viene favorito da Flower Power. Le
piante e i loro diritti, libro delizioso e ben strutturato con cui la scrittrice Alessandra Viola ci accompagna in un affascinante viaggio ricco di aneddoti e storie, alla scoperta di quel popolo delle piante silenzioso e
pacifico, in gran parte sconosciuto e in gran parte decimato, spingendoci a tifare con passione per la sua
difesa e i suoi diritti negati. Dopo aver appreso di storia e di economia, di fisiologia e di scienze farmaceutiche, di medicina e di filosofia, i lettori guarderanno con rispetto, oltre all’Amazzonia martoriata dagli incendi e dal disboscamento, anche alle aiuole sotto casa o alle ortiche che allegramente crescono sui bordi della strada.