L’anima di Venezia incontra le radici di Zoldo

Presentata a Fusine l’opera di Zaira Zarotti, un ponte suggestivo tra arte, cucina e memoria storica nell’ambito del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”

VAL DI ZOLDO – Nell’ambito del ricco e articolato palinsesto estivo che il Comune di Val di Zoldo organizza a beneficio dei residenti e degli ospiti che soggiornano in valle, la Sala polifunzionale “A. Rizzardini” di Fusine si conferma ancora una volta il cuore pulsante dell’approfondimento culturale. L’occasione, di straordinario valore ideale e letterario, ha visto la presentazione del volume “Venezia tra cucina e atelier” di Zaira Zarotti, pubblicato da Elzeviro nel 2024. L’incontro si inserisce nella consolidata collaborazione che, a partire dal 2018, vede l’Amministrazione Comunale dialogare con il prestigioso Premio Letterario Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

Questo connubio nasce dal profondo desiderio di far conoscere in Zoldo l’opera e il valore di una kermesse che, pur avendo la sua sede originaria nel territorio trevigiano, sente vivo e forte il legame con la montagna, nel segno del fondatore Giuseppe Mazzotti. Il Premio si impegna da anni a promuovere opere che diano voce alla sensibilità ambientale, alla salvaguardia del paesaggio italiano e alla valorizzazione della civiltà veneta nelle sue più varie espressioni. La scelta di presentare quest’anno il libro della Zarotti – opera premiata alla 43ª edizione – risponde a una perfetta armonia con la storia e le radici più intime della comunità zoldana.

Un legame antico tra vette e laguna

La Val di Zoldo, storicamente poco mondana, defilata e protetta rispetto ad altre mete del turismo di massa, rivela a chi sa fermarsi per conoscerla un cordone ombelicale secolare e indissolubile con la pianura e, in modo speciale, con Venezia. È una terra fiera e consapevole delle proprie radici, storicamente legata all’artigianato e all’ingegno: dalle fucine dei ciodaròt (i fabbri produttori di chiodi) ai carpentieri e falegnami, fino ai maestri pasticceri e fornai che hanno fatto fortuna in laguna (nomi storici come Colussi, Mayer, Rizzardini, Dal Mas) e a straordinari artisti del legno come Andrea Brustolon. Una valle che affascina proprio per questa sua identità, tanto che lo scrittore Sebastiano Vassalli, nella sua opera La storia di Marco e Mattio ambientata proprio tra Zoldo e Venezia, la definiva non come un semplice paese o un corso d’acqua, bensì come una vera e propria «dimensione dello spirito».

Negli ultimi anni, l’Amministrazione Comunale si è adoperata per dare vita a mostre di notevole livello che testimoniano questo legame storico, come “Le barche dei Casal: il capolavoro degli squerarioli di Zoldo a Venezia” (2019) e la recente “La grande storia di un’impresa: Pasqualin & Vienna, 1882-1933” (2025). Tracce visibili di questo passato glorioso si respirano quotidianamente: ad accogliere gli ospiti nella sala di Fusine vi è tuttora esposta una delle storiche gondole realizzate dai maestri Casal.

La “segonda bona mare” e il futuro di Casa Casal

Questo filo rosso culturale e affettivo è custodito con dedizione dall’Associazione Mont de Vie, fondata nel 2012 da Paola Brolati, Charly Gamba e Fabio Santin. Accomunati dall’agire artistico, dalle origini zoldane e dall’amore viscerale per Venezia – da loro affettuosamente definita la “segonda bona mare” –, i membri dell’associazione raccolgono da anni storie di vita, di arte e di lavoro, traducendole in ricerche, rappresentazioni teatrali, musicali e visive.

Grazie alla loro attività e al costante sostegno del Comune, si è giunti a un traguardo imminente: la prossima apertura di Casa Casal, nota come “la casa con il ferro da gondola” a For de là (nel centro di Forno di Zoldo). La struttura diventerà una sede permanente per la memoria collettiva della valle, ospitando un archivio di documenti, fotografie e filmati del Novecento in Zoldo.

Il libro di Zaira Zarotti si inserisce magistralmente in questo tessuto connettivo: nel raccontare l’intersecarsi di arti, laboratori e tradizioni culinarie veneziane, l’autrice parla da vicino anche alla storia zoldana, fatta di partenze e ritorni, di manualità nobile e di amore per la bellezza. Un omaggio alla civiltà veneta che unisce idealmente le vette dolomitiche all’orizzonte della laguna.