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Vi ripresentiamo la nostra intervista ad Alessandra Viola, vincitrice del Premio Gambrinus (sezione Ecologia e paesaggio) nel 2020 con il suo “Flower power”.

Le piante hanno diritti? Alessandra Viola non ha alcun dubbio al riguardo. Giornalista scientifica, documentarista, sceneggiatrice per la RAI, ha legato il suo nome al Premio Letterario Gambrinus Mazzotti con ben due vittorie.

La prima nel 2014, quando risultò vincitrice, nella sezione Ecologia e paesaggio, con “Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale“, opera scritta insieme a Stefano Mancuso. La seconda affermazione, nella medesima sezione del nostro Premio, è più recente e risale al 2020, grazie a “Flower power. Le piante e i loro diritti“.

Un libro “delizioso e ben strutturato – come si legge nella motivazione ufficiale della Giuria dell’epoca – con cui la scrittrice Alessandra Viola ci accompagna in un affascinante viaggio ricco di aneddoti e storie, alla scoperta di quel popolo delle piante silenzioso e pacifico, in gran parte sconosciuto e in gran parte decimato, spingendoci a tifare con passione per la sua difesa e i suoi diritti negati.

Alla (ri)scoperta di “Flower power”

Di “Flower power. Le piante e i loro diritti” parla, con dovizia di particolari, l’autrice nell’intervista concessa a Ferena Lenzi, presente nel canale YouTube del Premio (e posizionata a fondo articolo), di cui abbiamo il piacere di riproporre alcuni passaggi salienti.

Chi sono le piante? Sono esseri viventi che conosciamo ancora pochissimo – spiega Alessandra Viola – Conviviamo da circa 200mila anni sul pianeta, ma sono stati studiati molto meno degli animali. Nei secoli ci sono apparsi come oggetti inanimati, essendo senza movimento ci sembravano anche senza anima. Invece le piante sono capaci di percepire l’ambiente, hanno tutti i nostri cinque sensi, più tanti altri che noi non abbiamo. Formano un regno che ha caratteristiche molto peculiari e da cui dipende, ad esempio, il nostro benessere fisico ma anche psicologico“.

Il riconoscimento dei diritti delle piante è il tema centrale del libro: “La proposta che faccio in “Flower power” è la prima in assoluto mai presentata – come ricorda la scrittrice – I diritti vengono riconosciuti sempre in funzione riparatoria. Noi oggi combattiamo una guerra silenziosa, che fa miliardi di vittime, contro il mondo vegetale: deforestazioni, agricoltura industriale (particolarmente dannosa per gli ecosistemi), riduzione delle specie vegetali…“.

Dunque – sottolinea con forza la Viola – perché non riconoscere i diritti delle piante in funzione riparatoria? I diritti sono generalmente collegati alla percezione del dolore: le piante non soffrono e quindi niente diritti… In realtà ciò non è scientificamente provato, per cui dobbiamo rispettare i diritti delle piante proprio perché non sappiamo se soffrono o meno“.

Un libro di grande attualità

Nel corso dell’intervista, si parla poi dei cambiamenti climatici: “L’intera esistenza sul pianeta – evidenzia l’autrice – dipende dalle piante, primo anello della catena alimentare ma anche anello di congiunzione tra la vita sulla Terra e il Sole. Per combattere i cambiamenti climatici occorre ripiantare gli alberi. Le piante sono gli unici esseri viventi capaci di fornire “servizi ecosistemici”, definibili così in un’ottica meccanicistica, in virtù dei benefici di cui godiamo.

Secondo Alessandra Viola il mondo occidentale dovrebbe prendere esempio dalle cosiddette società meno sviluppate (almeno dal punto di vista del progresso tecnologico): “Queste popolazioni hanno instaurato rapporti “animisti” con alberi, fiumi, piante ed animali, tutti considerati come esseri viventi alla pari con il mondo circostante. Esse non hanno mai abbracciato l’antropocentrismo che, di fatto, ha distrutto il pianeta.

La scrittrice ricorda che alcuni Stati del Sudamerica, come Ecuador e Bolivia, hanno inserito i diritti della natura nella loro Costituzione: “Nella nostra c’è un articolo che tutela il paesaggio, la sua bellezza, ma non gli esseri viventi che lo compongono. La differenza è sostanziale: difendere la natura significa difendere proprio gli esseri viventi, secondo un approccio “dal basso”, in cui la natura è la madre di tutti noi, anzi è una di noi“.