Anche quest’anno il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” si sposta in Val di Zoldo, ai piedi del Pelmo e Civetta, tanto amati da Bepi Mazzotti, per la presentazione di uno dei libri vincitori del Premio, edizione 2019, nella sezione “Finestra sulle Venezie”.

Il libro sarà Non è triste Venezia. Pietre, acque, persone. Reportage narrativo da una città che deve ricominciare (Manni Editore, 2018) di Francesco Erbani.

La scelta, tra la terna di opere vincitrici, è caduta su questo testo, tenendo conto dello speciale e antico legame tra Zoldo e Venezia, messo già in risalto dalla mostra “Le barche dei Casal – il capolavoro degli squerarioli di Zoldo a Venezia” tenutasi in valle lo scorso anno. Il reportage narrativo di Erbani analizza le criticità della situazione di Venezia, tra turismo e infauste scelte di governo del territorio, non dimenticando che oggi, purtroppo, la città si trova, come questa valle e molti altri territori, a fronteggiare in prima linea le gravi conseguenze connesse al cambiamento climatico. La città lagunare – scrive l’autore – non cresce, non consuma suolo e non spreca risorse, perché riusa tutto (dall’acqua ai materiali edili) e si è sempre ricostruita su sé stessa, conservando per secoli (tranne che nell’ultimo) un’eccezionale relazione fra il costruito e il suo ambiente, cioè la laguna; Venezia quindi potrebbe porsi come un modello di sostenibilità per il futuro. Dietro ai mille sistemi complessi e affascinanti che Venezia ha trovato per vivere con la sua inedita morfologia, Erbani mette sempre al centro l’uomo. Un libro per capire che cosa si perde se si perde Venezia.

 

L’appuntamento è per martedì 18 agosto alle ore 18.00 nella Sala Polifunzionale “A. Rizzardini” di Fusine di Val di Zoldo (BL). L’introduzione e la conduzione saranno a cura di Domenico Luciani, già direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso e membro della giuria del Premio e vedrà l’intervento del giornalista e scrittore Francesco Erbani.

L’incontro è ad ingresso gratuito, con posti limitati in base alle normative vigenti in merito alla limitazione del contagio da Covid-19.

In occasione dell’Assemblea dei soci dell’Associazione Premio Letterario Gambrinus Giuseppe Mazzotti, tenutasi lo scorso sabato 13 giugno presso San Polo di Piave, il Presidente dell’Associazione Roberto De Martin ha voluto rispettare un tempo di silenzio in ricordo di Gianquinto Perissinotto, mancato lo scorso 10 giugno. Era stata sua l’idea di affiancare al Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, di cui è stato un convinto sostenitore, un riconoscimento destinato ai giovani, con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sui valori e le battaglie che contraddistinsero la vita di Bepi Mazzotti. Gli vanno riconosciuti la dedizione costante e appassionata nei confronti dei giovani espressa anche nel ruolo di presidente del Premio Giuseppe Mazzotti Juniores per dieci edizioni, dal 2006 al 2016, e l’importante contributo alla crescita del riconoscimento, sia in termini di partecipazione che in termini qualitativi. Grazie al suo lavoro e a quello della squadra che lo ha affiancato, oggi il Premio Juniores si prepara ad una nuova sfida: l’estensione del concorso su scala nazionale.

Un ricordo affettuoso anche per Giuseppe Covre, imprenditore, ex sindaco di Oderzo e amico del Premio Giuseppe Mazzotti.

A Gianquinto Perissinotto e a Giuseppe Covre la riconoscenza dell’intera Assemblea dei Soci.

GIANFRANCO BOLOGNA: EPIDEMIE E AMBIENTI NATURALI

 

Gianfranco Bologna, Presidente onorario del comitato scientifico del WWF, e insignito nel settembre  2019 del Premio Lampadiere dell’Ambiente nell’ambito dell’iniziativa MAZZOTTI CONTEMPORANEO , è stato intervistato lo scorso marzo da Barbara Gallavotti, divulgatrice scientifica e consigliere per il coordinamento scientifico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

L’uso indiscriminato delle risorse naturali non solo è causa di cambiamenti climatici dagli effetti disastrosi, ma anche origine dell’insorgere di epidemie che mettono a rischio la sopravvivenza dell’uomo.

Lo scorso 16 aprile è morto a Oviedo in Spagna per coronavirus il celebre scrittore di origine cilena, Luis Sepulveda, 71 anni compiuti lo scorso mese di ottobre; uno dei massimi scrittori contemporanei, autore di opere che hanno avuto enorme successo e sono state tradotte in tutto il mondo. Addolorati, con grande affetto e simpatia lo ricordiamo nostro ospite a San Polo in occasione della cerimonia di premiazione della XIII edizione 1995 del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” quale vincitore nella Sezione “Esplorazione-viaggi” per il suo libro Patagonia Express edito da Feltrinelli.

La Giuria, che in quell’edizione era formata da Piero Angela, Cino Boccazzi, Dino Coltro, Paul Guichonnet, Danilo Mainardi, Sandro Meccoli, Lionello Puppi, Folco Quilici e Paolo Schmidt di Friedberg , premiò l’opera di Sepùlveda con la seguente motivazione: “Opera che raccoglie dodici appunti di viaggio, pietre miliari di un lungo itinerario per le solitudini della Patagonia, di un narratore della grande tradizione letteraria sudamericana, impegnato anche nelle battaglie ecologiche”.

Un uomo e uno scrittore che da allora e sempre più negli anni si sarebbe rivelato in totale sintonia con lo spirito e la sensibilità del Premio e di Mazzotti stesso. Come lui spirito battagliero, appassionato dell’ambiente, della vita, degli uomini.

In quell’occasione lo Chef del Ristorante Parco Gambrinus, Adriano Zanotto, lo insignì anche del Premio “Gambero d’Oro”.

Il Segretario del Premio, Antonio Beltrame, lo ricorda così:

«Non era ancora così famoso, ma lo stesso aveva un suo giro di aficionados. Quel volto latino del sud, quella parlata gioviale, le mani grandi, da contadino, la semplicità di uno del popolo. Ad accompagnarlo c’era il figlio di Inge Feltrinelli, allora suo editore, mentre a presentare il libro e dialogare con lui fu Lionello Puppi. Ci teneva tantissimo: parlarono di viaggi, di battaglie… Ma soprattutto di emarginazione e di ambiente: quello della sostenibilità era per lui davvero un rovello. E infatti divenne uno degli attivisti di Green Peace e di Slow Food. Ripeteva anche agli organizzatori di sentirsi un contadino, ma non per l’aratro o la zappa, quanto piuttosto per i paesaggi della sua infanzia. Apprezzava molto la campagna trevigiana e, in modo particolare le ville venete, come forma di bellezza e, insieme, economia agricola. Di lui ricordo la semplicità, la stretta di mano franca a giurati e pubblico, quel sorriso largo da uomo affamato di vita. Commovente al momento di congedarsi dal pubblico fu il ricordo del suo amico Chico Mendes, “uomo di poche parole e molti fatti”, lo definì rendendo onore alle sue coraggiose battaglie in difesa dell’Amazzonia e delle sue genti. Possiamo dire che ha diviso un piccolissimo tratto di strada con noi. E questo è bello, dà la misura di cosa significhi un premio letterario».

      

Nonostante l’attuale situazione di emergenza, che ci costringe a sospendere ogni attività esterna, la nostra Associazione continua, comunque, a lavorare seguendo gli sviluppi dei Bandi di Concorso per la partecipazione ai premi letterari.
Nel frattempo, questo tempo sospeso ci offre l’opportunità di ripercorrere e far conoscere attraverso i libri e gli autori vincitori dei premi letterari e gli altri prestigiosi  riconoscimenti, i nostri 38 anni di storia e le nostre radici, Giuseppe Mazzotti e il suo lascito umano e culturale.
Vi invitiamo a consultare il nostro sito Internet e a seguirci sui canali social che ci stiamo organizzando per riattivare.
Nives Meroi Premio Honoris Causa 2019 Mazzotti

Nives Meroi, destinataria dell’ Honoris Causa nell’ambito del XXVII Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” lo scorso 16 novembre, e il marito e compagno di scalate Romano Benet hanno ricevuto al Mendi Film Festival di Bilbao il WOP2019, premio che riconosce la difesa e la trasmissione dei valori dell’alpinismo sociale, assegnato dalla The Walk on Project Foundation, che finanzia progetti di ricerca delle malattie neuro degenerative.

Il riconoscimento consacra l’impegno della coppia nella difesa e nella trasmissione dei valori dell’alpinismo: un premio singolare ed ambito, che non riguarda solo l’aspetto sportivo e che si inserisce nel solco di quello che il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” ha assegnato a Nives Meroi e a Romano Benet lo scorso novembre a San Polo di Piave, Treviso, per il loro alpinismo leggero e pulito, senza l’ausilio di bombole d’ossigeno, climbing sherpa e campi prefissati.

I nostri complimenti a Nives e a Romano!

Premiazione Gambrinus 2019 vincitori

Una cerimonia frizzante quella che si è tenuta nella tensostruttura del parco Gambrinus sabato 16 novembre in occasione delle premiazioni per la XXXVII edizione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

Merito di un programma ben cadenzato, della conduzione scattante di Alice Montagner e Andrea Vidotti, oltre che del lavoro sincronizzato dei volontari, quasi invisibili ma preziosi.

Per la terna di quest’anno sono stati premiati: 

Erica Giopp con Un anno in Barcastop (Alpinestudio, 2019) nella sezione “Esplorazione–viaggi” – vincitrice anche del superpremio “San Polo La voce dei Lettori”.
Fabio Andina con La pozza del Felice (Rubbettino, 2018) per la sezione “Montagna: cultura e civiltà”.
Francesco Erbani con Non è triste Venezia (Manni Editore, 2018) nella sezione “Finestra sulle Venezie”.

Il Premio Honoris Causa è stato invece assegnato all’alpinista Nives Meroi.

Si può senza dubbio affermare che ognuno dei vincitori abbia almeno un tratto in comune con Giuseppe Mazzotti, a cui il premio è dedicato.
Andiamo quindi a conoscere più da vicino i protagonisti e le loro opere.

NIVES MEROI
Premio Honoris causa 2019

Nives Meroi Premio Honoris Causa 2019 Mazzotti

40 anni di alpinismo puro, quattordici 8 mila metri conquistati con il marito senza l’ausilio di ossigeno o sherpa, e un’umiltà che spiazza.

È nel sorriso sincero di Nives Meroi che risiede l’anima genuina e “pulita” dell’alpinismo. Quello fatto da persone capaci di compiere imprese inimmaginabili e di conservare le forze per riportare puntualmente i rifiuti al campo base.

Perché la montagna per Nives è natura, natura autentica e come tale va conservata. Una visione che si avvicina quasi alla perfezione a quella del Mazzotti, alla quale la “signora degli Ottomila” aggiunge un particolare:

“Sono solo un’alpinista, però con l’apostrofo. Quell’apostrofo è la mia bandierina di donna che faccio sventolare lassù. Lassù (…) sono Madre Natura che visita l’ultimo gradino sotto al cielo. Lassù so che il mondo è di genere femminile. La cima per me è il punto di congiunzione con tutto il femminile della natura.”

 

ERICA GIOPP – Un anno in Barcastop

Cosa spinge una 26enne di Pieve di Cadore a mollare tutto e a partire Un anno in Barcastop?

Lei lo riassume così:

“Crescere con le cime davanti agli occhi ti pone di fronte a un obiettivo, ma ti ricorda anche i tuoi limiti aiutandoti a sviluppare la voglia di superarli.”

E così Erica parte, con il desiderio di “strambare il mondo”.

Offrendo il suo lavoro a bordo in cambio di un passaggio in barca a vela, percorre 17.000 miglia, attraversando l’Atlantico, poi il Pacifico, fino ad arrivare a Bali.

Per un anno vive le gioie e i dolori di quella vita essenziale, selvaggia e mutevole come il vento che accomuna i barcastoppisti: tra la ricerca del passaggio e del capitano giusto, tra nausea, sudore, duro lavoro, bonaccia ed emozioni che solo l’oceano può dare.

Un anno in Barcastop Premio Mazzotti 2019

L’opera prima di Erica è il racconto crudo, leggero e ironico delle sue avventure/disavventure, una “guida non convenzionale per barcastoppisti”, che con una folata spazza via lo storytelling artefatto – e vissuto con tutti i comfort – di molti travel blogger “avventurieri”.

Scopri altre opere premiate per la sezione “Esplorazione – viaggi” nel corso degli anni.

Scopri il Mazzotti esploratore.

 

FRANCESCO ERBANI – Non è triste Venezia

Francesco Erbani Premiazioni Premio Mazzotti

Con Non è triste Venezia, il giornalista di Repubblica Francesco Erbani tocca un tema di eccezionale attualità, dedicando alla città “un libro per capire cosa si perde se si perde Venezia”.

La sua opera è “un reportage narrativo da una città che deve ricominciare”. Una città fragile, maltrattata, snaturata. Dal turismo e dallo spopolamento di massa, dalle Grandi Navi e dalle grandi opere, dall’acqua alta e dalla marea di B&B spuntati in questi anni.

Non-è-triste-Venezia-Premio-Mazzotti-2019

La chiave della rinascita di Venezia, secondo Erbani, è nel diventare “un concentrato di progetti di riurbanizzazione” capace di far ritornare i giovani e attrarre, anche temporaneamente, chi la città la vuole vivere e non sfruttare: artigiani, ricercatori internazionali, artisti.

Gli spazi ci sono, il desiderio e la richiesta anche.
Solo il tempo stringe, affinché Venezia non diventi un non luogo, finto come le ricostruzioni di Disney World, Las Vegas e Macao.

Scopri altre opere premiate nella sezione “Finestra sulle Venezie”.

Scopri il Mazzotti promotore della cultura veneta.

 

FABIO ANDINA – La pozza del Felice

Fabio Andina Premio Giuseppe Mazzotti montagna

La Pozza del Felice è un romanzo che sa di montagna, “scritto in baita” e ambientato in una valle alpina.

È una fuga dal caos cittadino e una riscoperta dei ritmi e dei riti delle genti di montagna. E di una persona in particolare: il Felice.

La Pozza del Felice Premio Mazzotti 2019 montagna

Per otto giorni il protagonista prova a vivere come lui, lo segue nei suoi interminabili giri, si rifugia con lui al caldo della Sarina, la stufa a legna, partecipa alla quotidianità della valle, tra discussioni al bar e baratti di cachi con formagelle.

Il Felice è di poche parole ma sono i suoi gesti, sapientemente descritti dall’autore – con un passato di studi cinematografici –, a rivelarci la sua filosofia di vita: essenziale, silenziosa, a volte cruda, ma profondamente in sintonia con la natura.

Scopri altre opere premiate nella sezione “Montagna: cultura e civiltà”.

Scopri il legame di Mazzotti con la montagna.

 

I premi speciali della Giuria

La Giuria ha scelto di assegnare anche premi speciali a due opere di particolare spessore culturale, che portano avanti, ognuna a suo modo, la visione del Mazzotti.

Un Premio Speciale è stato assegnato all’opera fotografica Racconti di un fotografo della terra del Piave (Ronzani Editore, 2019) di Paolo Lorenzon.

Paolo Lorenzon Premio Mazzotti 2019                     Premio Speciale della Giuria Mazzotti 2019

Il volume è un racconto autoriale in bianco e nero del territorio del Piave, a partire dagli anni ’60. Dietro l’obiettivo si percepisce un cuore che pulsa per questa terra, che soffre per il paesaggio che cambia ma in cui la natura, volente o nolente, è ancora protagonista.

Un’opera che si inserisce a pieno titolo nel solco del Mazzotti, che con le sue fotografie ha testimoniato, e spesso denunciato, i cambiamenti del paesaggio.

Meritatissimo Premio Speciale anche al volume collettivo Treviso Urbs Picta (Fondazione Benetton Studi Ricerche / Antiga Edizioni, 2017) a cura di Rossella Riscica e di Chiara Voltarel.

Riscica Voltarel Premio Mazzotti 2019                   Treviso Urbs Picta Premio Speciale Mazzotti 2019

Una testimonianza approfondita e interessantissima della bellezza di Treviso, attraverso le facciate affrescate della città dal XIII al XXI secolo.

Un viaggio attraverso un patrimonio architettonico unico, con l’obiettivo nobile di ricordare la sua preziosità e quanto sia importante la sua tutela.

 

Al prossimo anno per scoprire le opere vincitrici per terna dell’edizione XXXVIII del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”: Alpinismo, Ecologia e Paesaggio, Artigianato di tradizione.

 

libri montagna premio mazzotti


Nel solco dell’opera del Mazzotti, che fu appassionato amante e
difensore della montagna, la Giuria del Premio Gambrinus ha voluto dare visibilità negli anni alle migliori opere dedicate alla cultura di montagna, dal punto di vista storico, antropologico, culturale e letterario.

In questo articolo condivideremo solo una piccola selezione di titoli interessanti, scelti tra i volumi premiati dalla prima edizione del 1983 ad oggi.

Popoli antichi e popoli di oggi

libri cultura montagna Premio Mazzotti

Alcune delle opere premiate negli anni sono dedicate alle popolazioni di montagna, antiche o attuali.

Un esempio rimarchevole è Storia dei Walser di Enrico Rizzi (Premio sezione “Montagna” 1993), una monografia storica che indaga e mette chiarezza sulle origini di questa popolazione.

Interessantissimo è il volume Architettura rurale nelle Dolomiti Venete (Premio Unico 1988) del grande architetto Edoardo Gellner, che con inserti fotografici e schede tipologiche ci fa conoscere da vicino le caratteristiche e le tecniche dell’edilizia rurale nella società dolomitica.

Di taglio antropologico è l’opera di Pier Paolo Viazzo Comunità alpine – Ambiente, popolazione, strutture sociali nelle Alpi dal XVI secolo ad oggi (Premio Unico 1991), che ci illustra l’evoluzione dei villaggi alpini e la trasformazione demografica delle comunità dal tardo Medioevo a oggi.

Di antichi e spesso scomparsi mestieri parlano invece le opere Uomini delle Alpi. Contadini e pastori della Valtellina (Premio Speciale della Giuria 1983) e Gli “altri” mestieri delle valli alpine occidentali (Premio Speciale della Giuria 1987).

La grande storia delle Alpi

libri montagna premiati premio Mazzotti

Le Alpi nel corso dei secoli hanno rivestito molti “ruoli” e conoscerne la storia può aiutare a comprendere meglio l’importanza di preservarle.

La Giuria ha così voluto premiare negli anni opere di ricerca importanti, capaci di offrire un quadro approfondito e a volte inedito della grande storia delle Alpi.

Esempi autorevoli sono rappresentati da Le Alpi nella storia d’Europa di Luigi Zanzi, I grandi passi delle Alpi Occidentali del francese Samivel, oppure Storia e civiltà delle Alpi di Paul Guichonnet, che rappresenta tutt’oggi la più ricca e completa enciclopedia storica dell’arco alpino.

Il volume The Queen of the Alps (Premio sezione Montagna 1998) è dedicato invece ai pionieri dell’alpinismo, a quel movimento di escursionisti, alpinisti e turisti inglesi che nell’Ottocento “riscoprirono” le Alpi.

Un tema affrontato anche in Alpinismo e non Alpinismo, dove Mazzotti ironizza sullo stupore che devono aver suscitato i primi alpinisti sugli abitanti delle montagne, che si chiedevano cosa andassero a fare “su per quei brutti sassi”.

Narrativa di montagna

Paesi Alti premio Gambrinus Mazzotti 2017Oltre alla saggistica, la Giuria ha voluto dare spazio negli anni anche a opere di narrativa legate alle alte quote.

Un esempio è l’opera vincitrice dell’edizione 2017, Paesi alti di Antonio Giacomo Bortoluzzi.

Il romanzo si inserisce in una trilogia fitta di storie di nuda realtà e sguardi d’autore, che ha come sfondo la vita contadina nelle comunità di montagna, dal dopoguerra ad oggi.

Una vita dura e cruda, cristallizzata in borghi sperduti e vallate chiuse fuori dal mondo e al mondo, ma non per questo priva di poesia e bellezza.

 

La motivazione della Giuria:

Bortoluzzi ci regala quadri di vivace immediatezza usando magistralmente parole semplici, chiare, dirette, che si fanno poesia per trasmettere suggestioni, per donare vere emozioni. Il lettore viene trascinato nei Paesi alti, e sente addosso a sé le stesse fatiche, le privazioni e i sogni del protagonista e dei suoi compagni di disincanto. È un romanzo che lascia segni profondi, che dà luce ad un mondo poco conosciuto e dunque trascurato, che guida a guardare la montagna con occhi e con animo diversi.”

Nota a margine: Antonio Giacomo Bortoluzzi è membro accademico del GISM – Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, associazione recentemente premiata ad Asolo con il Lampadiere dell’ambiente all’interno del progetto “Mazzotti contemporaneo”.

 

Concludiamo citando un altro romanzo dedicato alla montagna: La pozza del Felice di Fabio Andina, premiato nell’edizione 2019 del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

Misurina Premio Mazzotti Montagna

Quello per la montagna, fu per Giuseppe Mazzotti un amore precoce, appassionato e lungo una vita.

Lo visse in prima persona, da alpinista cittadino ma sempre pronto ad andar per monti.
Come scrittore, colto e pungente. E infine come divulgatore e promotore della tutela dell’ambiente alpino.

In questo fu sicuramente uno dei primi, e senza dubbio tra i più ferventi.

La visione del Mazzotti

Nei tanti scritti del Mazzotti dedicati alla montagna emerge un approccio di rispetto quasi spirituale verso l’ambiente montano.

La montagna è bellezza, contemplazione, ispirazione, elevazione.
È natura allo stato primitivo, è incontro tra l’uomo e qualcosa di più grande e tra l’uomo e se stesso. È fatica e conquista, piacere e pena, è la più pura e accessibile forma di felicità.

E se Mazzotti esplora, divulga e condivide i pensieri e le emozioni di chi come lui è legato da un vincolo profondo con la montagna, non perde occasione anche di comunicare, spesso con la consueta ironia, cosa la montagna per lui non dovrebbe essere.

Ne La montagna presa in giro ci offre un’esilarante panoramica di quella grande varietà di casi umani che popolavano, e continuano a farlo ancora oggi, le montagne: dagli “alpinisti di ferragosto” ai “leoni da montagna”, lupi di mare d’alta quota.

Un suo bersaglio frequente sono gli “arrampicatori acrobatici” per i quali conta solo la sfida tecnica e il grado di difficoltà, troppo concentrati sulla roccia per rendersi conto di quanta bellezza ci sia in un fiore alpino.

Giuseppe Mazzotti montagna tutela ambiente alpino

Si badi bene. Mazzotti era uno scalatore navigato e in gioventù si cimentò in imprese non da tutti – famosa è la prima ascensione della parete Est del Cervino nel 1932.

Ma faceva parte di quella categoria di alpinisti che pur di non intaccare la purezza della montagna si riportava a casa i chiodi da scalata.

L’impegno verso la montagna

Per tutta la vita Mazzotti si impegnò nel promuovere la salvaguardia dell’ambiente alpino.

Sono molti gli articoli pubblicati negli anni sulle riviste del Touring Club Le vie di Italia e Qui Touring.

Consistente è anche la produzione saggistica: dalla Montagna presa in Giro a Introduzione alla montagna, passando per Alpinismo e non alpinismo fino alla Grande parete, solo per citare i più conosciuti.

Fu inoltre tra i soci del G.I.S.M. (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e fondatore della sezione CAI di Treviso. Importantissima è l’opera di sensibilizzazione portata avanti come accademico del CAI, che risultò nell’inserimento all’interno dello statuto della tutela dell’ambiente alpino, oggi di primaria importanza per l’associazione.

Il ruolo e il “peso” dell’azione del Mazzotti può però essere stimato correttamente solo tenendo conto di un fattore non poco rilevante: all’epoca, non esisteva alcun movimento, rivista o associazione – con esclusione del CAI – legati alla tutela della montagna.

mazzotti cultura montagna

Chi ha portato e porta avanti il pensiero del Mazzotti

Sul fronte della divulgazione letteraria e “sentimentale” nei confronti della montagna, va assolutamente citato il Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, premiato proprio recentemente ad Asiago con il premio “Lampadiere dell’ambiente.

Altri alpinisti coevi del Mazzotti condividevano con lui, ognuno a modo suo, la visione naturalistica e quasi mistica delle alte cime.
Parliamo di Tita Piaz, Armando Aste, Emilio Comici e Walter Bonatti – con quest’ultimo in particolare ci fu sempre sintonia di vedute.

Mazzotti purtroppo non fece in tempo a vedere la nascita del movimento per la Mountain Wilderness in Italia, con il quale avrebbe condiviso molti aspetti, e molto probabilmente avrebbe apprezzato l’approccio esplorativo e rispettoso di molti praticanti del trekking.

Siamo però sicuri che oggi sarebbe fiero del lavoro di Fausto De Stefani, Reihnold Messner e Nives Meroi per la diffusione del rispetto e la salvaguardia dell’ambiente montano.

Proprio a quest’ultima, tra una settimana verrà assegnato il Premio Honoris Causa, durante la cerimonia di premiazione della XXXVII edizione del Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti.

 

Sostenibilità, fede e artigianato, tre concetti fortemente connessi che devono orientare oggi l’operato dei diversi attori sociali: per avviare una riflessione su questa tematica, l’Associazione Premio Letterario Giuseppe Mazzotti, promotrice del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, con Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, in stretta collaborazione con la Diocesi di Vittorio Veneto, organizza l’incontro dal titolo Per la cura della Casa Comune. La “Laudato si’” e le sfide della sostenibilità, venerdì 8 novembre alle 18.00 al Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso).

L’appuntamento, che si inserisce nel ricco programma delle iniziative collaterali al XXXVII Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, si aprirà con i saluti di Roberto De Martin, presidente del prestigioso riconoscimento, Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana e Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto, e con il saluto di Monsignor Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto; quindi la parola passerà ai due relatori, Simone Morandini, teologo ed esperto di etica ambientale, e Ermete Realacci, fondatore di Symbola, network che riunisce personalità del mondo scientifico, accademico, istituzionale, associativo e imprenditoriale che promuovono azioni concrete, per aumentare la coesione sociale, il benessere e la competitività del Paese. Modererà l’incontro Don Alessio Magoga, direttore de L’Azione.

La riflessione si svilupperà a partire dai contenuti fondamentali dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco (2015), un’analisi attenta dei legami fra clima e sviluppo, che esprime la profetica e attenta consapevolezza di un papa che accetta il consenso degli scienziati sui cambiamenti climatici, che dichiara la necessità di un’alleanza tra scienze e religioni per la cura dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere.

Con questo appuntamento prosegue l’attenzione e la riflessione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” verso l’ambiente e i cambiamenti climatici, dopo che lo scorso settembre ad Asiago (Vicenza) ha inaugurato un nuovo percorso, il progetto Mazzotti contemporaneo, volto a individuare personalità contemporanee che si spendono per invertire la marcia promuovendo comportamenti sostenibili.